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CONSIGLI UTILI EDIFICI STORICI

Agro pontino e siccità, come immagazzinare acqua

Agro pontino e siccità - Acquedotto Romano in Francia

Agro pontino e siccità, un concetto che fino a qualche anno fa, sembrava impossibile da concepire. Eppure la siccità ci spinge a correre ai ripari; e le risposte possiamo trovarle nell’ingegneria idraulica romana.

Agro pontino e siccità

Prendiamo in esame ad esempio “La piscina limaria”, che era un contenitore per accogliere le acque; posta lungo il corso o al termine d’un acquedotto. Serviva a chiarificare e purificare le acque per la distribuzione. Era detta limaria perché oltre all’acqua accoglieva il limo; cioè il fango che si depositava. La piscina limaria poteva raggiungere alti livelli di complessità; tali da garantire la possibilità di effettuare opere di manutenzione senza interrompere il flusso idrico.

Agro pontino e siccità - Dislivelli affrontati dall'acquedotto

Queste piscine erano essenziali; quando la captazione avveniva direttamente da un fiume. Più note invece le “cisternae”, che al tempo dei romani garantivano anche in periodi di siccità l’approvvigionamento idrico. Che veniva costantemente garantito dalla presenza dell’acqua piovana; nelle zone abitate, di serbatoi in cui veniva convogliata, mediante vasche di raccolta e canali di immissione. Erano di solito dei serbatoi d’acqua; con volta a botte e rivestimento in cocciopesto.

La piscina limaria

La tecnica costruttiva è sempre stata caratterizzata da uno o più invasi impermeabili comunicanti tra loro; muniti a seconda dell’importanza da canali di raccolta delle acque. Si usavano con le sopra citate piscine limarie, canali afferenti ed efferenti, boccagli; lumine e vere da pozzo di prelievo. Spesso queste cisterne erano un capolavoro di muratura; dove i mattoni erano posti con una precisione incredibile, al punto che ancora oggi sarebbe difficile uguagliarli.

Agro pontino e siccità - Valvola romana originale

L’alimentazione delle Cisterne avveniva attraverso i pozzetti (o lumina); in cui era convogliata l’acqua piovana accumulata nel bacino della soprastante piazza o via. Era quella degli scoli dei tetti e degli impluvi naturali; ma anche attraverso una serie di tubi di piombo, detti fistula acquaria. Mentre l’attingimento dell’acqua da parte della popolazione; avveniva attraverso i vari pozzi. Oggi stiamo mettendo da parte; delle tecniche antiche, semplici ma sempre valide.

Acquedotti romani

Anticamente, le acque, dovendo traversare depressioni piuttosto profonde o lunghe, si usava il sifone rovescio. Negli acquedotti ‘a canaletta’, se s’incontrava una valle troppo larga o con dislivello tra le sommità della valle e la sottostante piana; si ricorreva al sifone rovescio. L’acqua dal canale veniva immessa in tubi in piombo; che discendevano nella valle (ventre del sifone) per risalire l’altro versante anche se ad una quota; leggermente più bassa per le perdite di carico.

Agro pontino e siccità - Acquedotti romani con immagazzinamento di acque

In questo modo il gradiente complessivo veniva rispettato e la velocità diminuiva; in modo che non premesse troppo sulle tubature. Insomma il sifone evitava che i tubi si rompessero per la pressione e nelle case perché non giungessero i cattivi odori. Il sifone di Barratina nell’area di Termini Imerese dimostra però che si costruivano anche veri e propri sifoni moderni; che richiedevano però maggiore manutenzione.

Ingegneria idraulica romana e agro pontino e siccità

Gli ingegneri moderni usano tecniche simili per far superare depressioni a fognature e alle tubazioni di acqua. A migliore visibilità della rete di distribuzione dell’acqua è ovviamente quella di Pompei, la meglio conservata. Dal castello situato presso la porta vesuviana, alla quota di m 42,5, la quantità d’acqua disponibile era distribuita; secondo le prescrizioni di Vitruvio, mediante tre sistemi indipendenti: il primo riforniva le fontane pubbliche, il secondo gli edifici pubblici (terme, palestre, teatro, ecc.), il terzo era destinato ai privati.

bronzo - Piccola Valvola Per Sifone in foto

Se guardiamo Pompei, vediamo che alla prima rete idrica erano collegate le 50 fontane disposte lungo le strade della città; per lo più agli incroci, in modo che і cittadini non dovessero percorrere in media più di 50 m per procurarsi l’acqua potabile. La rete che invece serviva gli edifici pubblici andava dal castello lungo la Via Stabiana fino al teatro; con diramazioni per Via Nolana e Via dell’Abbondanza.

Sifone di Barratina

Alimentando le terme, le palestre, il teatro, l’anfiteatro, la caserma dei gladiatori, e altro. La rete destinata ai privati serviva invece sia case signorili; sia stabilimenti come lavanderie, tintorie, panetterie, fabbriche di vestiti, ecc. Il servizio era costoso, per cui spesso i commercianti si associavano in consorzi per dividere le spese. Le tubature erano di legno (per gli orti), pietra (anelli per sifoni); terracotta (tubuli, per irrigazione e scolo delle acque), piombo (fistulæ aquariæ, per gli acquedotti. Erano in bronzo (per raccordi ovvero tubi per alimentare edifici di pregio). Si diramavano dal castellum aquæ primario, per portare acqua ad altri castella secundaria; i quali a loro volta alimentavano numerosi serbatoi dislocati nei diversi quartieri. Infine, sfatiamo la leggenda che vuole; che i romani bevevano acqua con piombo.

Storia dell’idraulica

Secondo una ricerca dell’Università francese di Lumière, Lione, pubblicata sulla rivista scientifica USA Proceedings of the National Academy of Sciences; c’era una quantità di piombo almeno 100 volte superiore rispetto all’acqua delle sorgenti locali. Era notevole ma assolutamente ininfluente sulla salute dell’epoca.

© Riproduzione riservata

Agro pontino e siccità, come immagazzinare acqua ultima modifica: 2022-07-06T07:00:00+02:00 da Redazione

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Julieta B. Mollo

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